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    PAESTUM - LA CITTA' E LE MURA

    Elenco aree Itinerari
    Caratteristiche
    Lunghezza Percorso interno
    km.
    2,0
    Tempo di percorrenza
    ore
    3.00
    Quota s/lm.
    m.
    000
    Difficoltà incontrate
    -
    Facile
    Periodo consigliato
    M.
    Sempre



    Descrizioni

    - La piana di Paestum, così i nostri ascendenti chiamavano l’estensione pianeggiante dai piedi della collina al mare, e le retrostanti alture di Capaccio erano già abitate nella preistoria; oltre alla Necropoli di Gaudo, ne abbiamo testimonianze riferibili anche all’età paleolitica e neolitica. A maggior ragione il territorio, verso la metà del VII secolo a.c., presentava nuclei di abitanti locali i quali, non organizzati, non seppero opporsi all’arrivo di coloni greci ( achei provenienti da Sibari come dicono i più).
    I Greci, forti forse di precedenti frequentazioni e cognizioni sulla pianura, dopo essersi assicurati un avamposto fortificato in vicinanza del mare, vi fondarono intorno al 600 a.c. una città che chiamarono Poseidonia in onore del dio del mare.
    I Posidoniati edificarono contemporaneamente un santuario (Heraion), poco più a nord, nei pressi della foce del Sele, oltre che per il culto della loro Hera di Argo, probabilmente per strategia difensiva nei confronti degli Etruschi che si erano già insediati al di là del fiume nell’agro picentino e che costituivano pericolo di potenza più vicina ed evoluta. Questo santuario divenne famoso in tutto il mondo greco tanto che entrò nel mito e, come narra Stradone, se ne attribuiva la fondazione a Giasone con i suoi Argonauti. Poseidonia, difesa da mura poderose (le più imponenti e meglio conservate dell’antichità), man mano rafforzate, con quattro porte ai punti cardinali, grazie alla felice posizione geografica aperta alle vie di traffico, ai corsi d’acqua ed alla fertilità del suolo, raggiunse in breve tempo (nell’età classica) un notevole grado di ricchezza e di conseguente fervore artistico culturale che culminò nel giro di un secolo circa nella costruzione di tre splendidi templi dorici, eredità impareggiabile di tutta la civiltà greca.
    La magnificenza di questa colonia suscitò presto mire di conquista nei Lucani, popolazione italica dell’interno, che la occuparono intorno al 400 a.c. mutandone il nome in Paistom. I Lucani, pur non raggiungendo il livello culturale del periodo greco, vi continuarono attività civili e militari a lungo, tranne una breve parentesi in cui i Greci d’Italia, confederati sotto la guida di Alessandro il Molosso, zio di Alessandro Magno, li sconfissero in una battaglia proprio presso Poseidonia nel 332 a.c. Ne riprendono possesso nel 326 a.c. nel 319 a.c., in seguito alla battaglia di Pandosia in cui morì Alessandro. Ben altra potenza intanto andava espandendosi lungo la penisola: Roma. Divenuta incontrastata padrona di queste regioni, dopo la guerra contro Pirro, nel 273 a.c. Roma vi fondò una colonia latina e diede alla città il nome Paestum. Il senato romano ebbe sempre in grande considerazione questa città perché ne aveva avuto aiuti, soprattutto in vettovaglie, durante la guerra contro Annibale.
    I Romani arriccirono la città di grandi edifici tra cui il portico del Foro, le terme, l’Anfiteatro ed il cosiddetto Tempio della Pace. Paestum prosperò fino al tardo impero; per le mutate esigenze politiche di Roma, rivolte verso l’Oriente, come molti centri costieri, la città cominciò a cadere in una crisi irreversibile fino a che i suoi abitanti si ridussero ad una esigua comunità, convertita al Cristianesimo, concentratasi nelle vicinanze del Tempio di Cerere, mentre altri salivano le colline vicine per sfuggire alla malaria che vi si era diffusa nonché alle incipienti incursioni dei Saraceni. Si spiega così il sorgere di una città in collina che, nel medioevo, tra il IX ed il XIII secolo, ebbe importanza commerciale e strategica specialmente durante il periodo imperiale di Federico II, e che sostituì ed assunse quasi quello che era il ruolo di Paestum nell’antichità. Questa città ebbe il nome di Caput Aquis perché sovrastava le ricche sorgenti di Capodifiume, già sede di culti nel periodo greco e romano, e oggi ricordata dai locali cittadini col nome “Capaccio Vecchio”. In seguito alla partecipazione alla congiura dei baroni contro il grande imperatore, Capaccio fu assediata da Federico II che la espugnò e distrusse nel 1246.

    LA CINTA MURARIA

    - Nelle mura che cingono Paestum, in corrispondenza di ciascuno dei quattro punti cardinali e delle due arterie principali della città, si aprono quattro grandi porte; a est è Porta Sirena, databile ai primi tempi della colonia romana e così chiamata perché ha una chiave di volta ornata sul lato esterno da un bassorilievo raffigurante una Scilla con due code di pesce erroneamente interpretata come una sirena in un’epoca in cui non se ne conosceva l’esatta iconografia. La cinta muraria di Paestum si sviluppa con uno spessore medio di cinque metri e massimo di sette lungo quasi cinque chilometri, assumendo la forma di un pentagono con il lato minore rivolto verso la costa e costituisce uno dei più grandiosi e meglio conservati sistemi di fortificazione che presentino le città della Magna Grecia. ( Stampa Pianta )
    Costruita nel periodo greco lungo il margine di una terrazza calcarea, anticamente un po’ sopraelevata rispetto alla pianura circostante, e rinforzata e modificata in epoca lucana e romana, essa documenta l diverse fasi costruttive. Nel loro impianto attuale le mura sono formate da più cortine murarie addossate l’una all’altra, sono rinforzate da torri a pianta circolare, semicircolare e quadrata e sono attraversate da numerosi piccoli varchi in corrispondenza delle vie interne per permettere sia sortite in caso di guerra sia un più facile accesso in tempo di pace.
    Tali varchi, le cosiddette postierle, sono del tipo architraviato ad arco formato da due conci tagliati e accostati. Meno facilmente databile di Porta Sirena è la sistemazione di Porta Marina con corpi di guardia ai lati di un cortile fra la porta esterna e quella interna ; tuttavia l’uso della tecnica a blocchi squadrati la fa considerare difficilmente di molto posteriore alla fine del III secolo a.C.. Porta Marina si trova sul tratto occidentale della cinta, verso il vicino mare; sul lato settentrionale, fiancheggiato da un profondo fossato, è Porta Aurea e sul lato sud Porta Giustizia, fuori della quale si conserva ancora gran parte del ponte sul fiume Salso, che anticamente scorreva lambendo le mura meridionali e, insieme al fossato, contribuiva ad accrescere la ponderosità del sistema difensivo. Le torri che rinforzano le mura sono addossate alla cortina muraria, come torre Laura sul lato meridionale, o incorporate nello spessore della cortina stessa.

    I TRE TEMPLI DORICI

    - Paestum è dominata dalla presenza di tre templi dorici superstiti, disposti nell’area sacra al centro della città, in una posizione sopraelevata rispetto al resto dell’area urbana.

    LA BASILICA

    - Dei tre templi il più antico è il più grande, risalente al terzo venticinquennio del VI secolo a.c: e impropriamente chiamato Basilica fin dal Settecento, quando, riscoperta Paestum, il monumento, sia per la mancanza dei frontoni, crollati con il tempo, sia perché ha un numero dispari di colonne sui lati corti, fu riconosciuto come un edificio pubblico profano, appunto una basilica. Il tempio è periptero, ha cioè le colonne su tutti i lati (nove su quelli corti e diciotto sugli altri).
    La cella, preceduta da un pronao molto caratteristico, con tre colonne fra le ante, era divisa in due navate da una fila di colonne; dal fondo della cella si accedeva all’adito. Come normalmente nei templi greci, l’altare, lungo quanta è larga la fronte del tempio, si trova a est.
    Le colonne della Basilica sono molto rastremate in alto (ossia il diametro nella sommità della colonna è sensibilmente minore del diametro di base della colonna stessa) e presentano un’entasi, cioè un rigonfiamento, molto sensibile a circa metà dell’altezza. I capitelli, che sono del tipo caratteristico delle colonne achee, presentano una corona di foglie bacellate nella parte bassa, dove il capitello si congiunge alla colonna; alcuni capitelli del lato occidentale presentano anche ina fascia decorata a palmette e fiori di loto. Mentre non sappiamo nulla dell’aspetto esterno del fregio e delle parti in pietra della cornice e dei frontoni, ci sono pervenuti molti elementi del rivestimento in terracotta, dipinta a colori assai vivi (ma compatibili con la cottura), delle parti più alte della Basilica.

    IL TEMPIO DI NETTUNO

    - Il cosiddetto Tempio di Nettuno sorge a fianco della Basilica, nel santuario meridionale, su una lieve altura che ne esalta la monumentalità. Risalente alla metà del V secolo a.c., è il più recente, il meglio conservato e il più bello dei tre grandi templi pestani. Il monumento è tuttora noto come Tempio di Nettuno e anche se si sa ormai che non era dedicato a Positone si continua a chiamarlo così rifacendosi alla tradizione. Gli oggetti rinvenuti nelle stipe votive, infatti, in particolare la ricca serie di statuette arcaiche fittili, hanno permesso di stabilire che l’edificio doveva essere dedicato ad Era, il cui culto sembra fosse dominante a Paestum, così come nel vicino santuario alla foce del Sele.
    Si tratta di un periptero che, nonostante qualche arcaismo, quale il numero di quattordici colonne sui lati lunghi, invece di tredici o dodici, e le ventiquattro scanalature delle colonne, invece delle venti ormai divenute canoniche, rientra pienamente nell’architettura dorica classica, in quanto deriva da modelli peloponnesiaci, quali il Tempio di Zeus a Olimpia.
    Decisivi per la datazione del Tempio di Nettuno intorno alla metà del V secolo a.c. sono alcuni accorgimenti ottici, quali la leggera curvatura verso il basso del krepidoma (scalinata), la leggerissima inclinazione verso l’interno delle colonne della peristasi (il colonnato che circonda il tempio) e la curvatura verso il basso, quasi impercettibile, della trabeazione delle due fronti che sembra indicare quasi uno sforzo nel reggere il peso dei frontoni. Nella norma consolidatasi già precedentemente rientra la divisione della cella, sopraelevata 1,40 metri rispetto al piano della peristasi, in tre navate per mezzo di un doppio ordine di colonne sovrapposte, destinate a sostenere il tetto e ad articolare lo spazio interno, mentre le scalinate ai lati della porta permettevano di accedere al sottotetto.

    IL FORO

    - La piazza del Foro, a pianta rettangolare, si estende lungo una delle vie principali della città ed era circondata da portici di ordine dorico, mentre gli elementi della trabeazione sono quasi completamente scomparsi. Il grande piazzale aveva tutto intorno, come appare nei tre lati posti in luce, una serie di edifici pubblici e numerose botteghe. Nel portico meridionale è stata rinvenuta una statua in bronzo raffigurante il sileno Marsia, simbolo della libertà, come a Roma stessa, anche nella colonia latina di Paestum. Sul lato meridionale del piazzale del Foro, dopo alcune botteghe e n edificio quadrato e absidato nel quale si è riconosciuto il Macellum (mercato di generi alimentari), si trova un edificio rettangolare con i muri scanditi da poderose semicolonne che inquadrano delle nicchie e i vani d’accesso, tre dei quali si aprono verso la piazza del Foro. La nobile costruzione racchiude la nuova Curia, edificata tra il I e il II secolo, caratterizzata come tale da un suggestum (tribuna oratoria).

    IL TEMPIO ITALICO

    - Al centro del lato lungo settentrionale, il portico del Foro si interrompe in corrispondenza dell’edificio noto come Tempio Italico, che doveva essere il Capitolium di Paestum e quindi dedicato alla triade capitolina, ossia a Giove, Giunone e Minerva. Il tempio poggia su un alto podio, secondo una consuetudine affermatasi in Campania, e vi si accede da una scalinata sul lato sud; forse concepito a tre celle, esso fu realizzato con un’unica cella fiancheggiata da due ali aperte sui lati con un colonnato che è la continuazione del pronao e ha, secondo una consuetudine affermatasi a Roma e a differenza dei templi greci, le varie parti allo stesso livello e un podio per l’ara, che interrompe al centro la gradinata dell’elevato. Le colonne corinzie, con teste tra le volute dei capitelli, sostenevano una trabeazione di ordine dorico; le sculture delle metope superstiti, quasi tutte con un solo personaggio in movimento vivace , derivano da modelli greci del primo Ellenismo, mediati attraverso Taranto.

    L’ANFITEATRO ROMANO

    - Presso la superficie occupata dal Foro è situato l’Anfiteatro romano, a terrapieno, con un muro di terrazzamento. Risalente all’età tardo- repubblicana, fu ampliato con un porticato su pilastri nel II secolo d.c. e nel 1829 fu purtroppo tagliato in due dalla strada. La cavea ha uno sviluppo relativamente ridotto e l’arena non è molto ampia. Alle spalle del Foro, sul lato settentrionale, è una vasta area destinata probabilmente a esercizi ginnici; al centro vi è una grande “natatio”, creata nella prima metà del I secolo a.c., con un finto impianto per l’allevamento dei pesci costruito sul modello di quelli veri delle ville marittime.

     

    IL SACELLO IPOGEO


    - E’ situato presso il Tempio di Atena, al centro di un “témenos” (recinto) arcaico costeggiato dalla Via Sacra. Il singolare monumento è un “cenotafio” a forma di tomba a camera, con copertura a doppio spiovente sormontata da un tetto in tegole piane e con l’accesso a piano inclinato scavato nella roccia. Tale accesso fu usato una sola volta per deporvi il ricco corredo ora al Museo di Paestum e subito dopo fu murato dall’esterno. Nel sacello furono rinvenute sei idrie e due anfore di bronzo contenenti miele e un’anfora attica. Tra le splendide idrie sono di tipo meno comune una con l’ansa verticale a forma di leone, che contrasta per il suo dinamismo plastico con le protomi equine delle anse orizzontali, e quella con le mani agli attacchi di queste, che conferiscono al vaso un aspetto con qualcosa di antropomorfo. Come spesso accade nelle tombe, i vasi metallici sono in parte anteriori al loro seppellimento, avvenuto intorno al 510 a.c.

     

    IL TEMPIO DI ATENA

    - E’ noto anche con l’erronea e tradizionale denominazione di Tempio di Cerere. Il secondo in ordine cronologico (fine VI secolo) e il più piccolo dei tre templi pestani è un periptero dorico con sei colonne ioniche, molto profondo rispetto alla cella, secondo consuetudini greco- orientali attestate anche a Elea. Il Tempio doveva trovarsi al centro di un piccolo santuario, del quale, ci sono pervenuti solo l’altare con il pozzetto sacrificale, le fondazioni di altri due altari, la base di una colonna votiva e una colonna votiva che si innalza a nord-est del tempio e che per l’accentuata entasi e per il profilo dell’echino deve datarsi alla metà del VI secolo a.c., quindi a un’età sensibilmente più antica del Tempio di Atena, le cui colonne presentano un aentasi poco accentuata, ciò che determina un senso di snellezza e di eleganza, accresciuto dall’equilibrata scansione degli spazi vuoti. Della decorazione architettonica in arenaria del Tempio di Atena ci sono pervenuti in buono stato di conservazione, oltre a parte di un trifoglio e a un elemento della cornice di coronamento del fregio, vari blocchi della sima (tutti al Museo di Paestum), le cui gronde a testa leonina sporgono da uno sfondo ornato da palmette e da fiori di loto profondamente incisi, tali da realizzare un vivo effetto cromatico sotto l’azione della luce solare. I capitelli ionici del Tempio sono gli unici esempi monumentali di età arcaica che siano stati trovati nella Magna Grecia. Fra i doni votivi pù antichi dei santuari di Paestum sono le figurine fittili a corpo appiattito, di produzione in parte corinzia, e in cui la policromia, tuttora in parte conservata, contribuiva a dare vivacità espressiva non sempre conciliabile con l’organicità.

    L’HERAION

    - L’Heraion sul Sele, uno dei più famosi santuari della Magna Grecia, fu eretto nel Vi secolo a.c. a circa 9 chilometri da Paestum. Il santuario, che la tradizione vuole fondato dagli Argonauti, è ben noto nelle sue parti essenziali Centro del complesso era il tempio maggiore dedicato ad Era Argiva (fine del VI secolo a.c.), circondato da tempietti minori e tempietti votivi (thesàuroi), testimonianza della devozione delle diverse città della Magna Grecia; di uno di questi ultimi ci sono pervenuti gran parte degli elementi architettonici tra cui quasi tutto il fregio, ricostruito al Museo di Paestum, che costituisce uno dei più completi e significativi complessi figurati della scultura greca arcaica. Alle metope del fregio del più antico thesaurus si riferisce il suicidio di Aiace che si getta sulla propria spada e Tizio nell’atto di rapire Latona, già trafitto dalle frecce di Apollo e di Artemide. Dall’Heraion sul Sele provengono anche piccoli gruppi fittili 8 museo di Paestum), doni votivi tra i più antichi rinvenuti a Posidonia; poi un gruppo di donne danzanti, disposte in cerchio, dalle figure appiattite, xoanizzanti, secondo un modulo tipico dell’arte arcaica; il carattere sommario della forma trovava completamento nella policromia di cui resta qualche traccia.

    LA TOMBA DEL TUFFATORE

    - Del tutto eccezionale nell’ambito delle pur ricchissime sepolture delle necropoli pestane appare la tomba detta del “tuffatore” (Museo di Paestum) dal soggetto rappresentato sulla lastra di copertura; questa tomba infatti, del tipo a cassa, formata da cinque lastre di travertino intonacate e dipinte, con copertura piana, è l’unica con pitture figurate del tardo arcaismo in Magna Grecia, essendo stato possibile datarla intorno al 490 a.c. in base all’unico vaso di corredo rinvenutovi. Nonostante l’evidente derivazione delle figure e degli schemi compositivi dalla pittura vascolare attica della fine del VI secolo, le pitture si impongono per valori stilistici e compositivi; in particolare nella lastra con il tuffatore colpiscono la singolarità del soggetto, forse simbolica allusione al passaggio –un tuffo- da questa all’altra vita, e il rigore stilistico della composizione pausata ed essenziale: pochi “cenni” naturalistici bastano a ricreare uno spazio indeterminato ma reale.


    Estratto da documenti d’Arte – Paestum di Werner Joannowsky

     

     



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