Descrizioni
Le Grotte dell'Angelo si aprono a 263
metri di altitudine sulla sinistra idrografica del
Fiume Tanagro: ci troviamo alle falde orientali dei
Monti Alburni che, con la catena dei Monti della Maddalena
più ad Est, vanno a delimitare l'estremita
settentrionale del cosiddetto Vallo di Diano. Individuarne
la posizione non e difficile poichè un maestoso
ingresso tra la rigogliosa vegetazione indica l'accesso
al complesso sotterraneo.
Le copiose acque che vi fuoriescono hanno da sempre
attratto l'attenzione di scrittori e viaggiatori,
cosicchè più volte la cavità
è stata citata in opere di carattere storico
e geografico.
Gia Plinio il Vecchio sembrerebbe accennarvi allorchè,
descrivendo il corso del Tanagro, asserisce un suo
percorso sotterraneo, ma e sicuramente con Leandro
Alberti, un frate domenicano vissuto nel XVI secolo,
che si ha la prima menzione certa della cavità.
La prima esplorazione integrale delle Grotte dell'Angelo
avvenne alla meta degli anni Venti per volontà
della Società Meridionale Elettrica, interessata
allo sfruttamento delle sue risorse idriche. Gia nel
1932, considerati il pregevole aspetto estetico della
cavità e le sue imponenti dimensioni, venne
aperto al pubblico un breve settore ipogeo.
La parentesi bellica costituita dalla
II Guerra Mondiale fece si che la grotta venisse spesso
utilizzata come rifugio antiaereo: a ciò rimandano
alcune firme e scritte presenti lungo le pareti di
diverse gallerie. Dopo la guerra, anche per un notevole
ampliamento del percorso visitabile, si registrò
un afflusso turistico sempre maggiore, tanto da far
diventare la Grotta di Pertosa una delle cavità
turistiche più importanti dell'Italia meridionale.
La grotta si presenta fondamentalmente costituita
da tre rami paralleli, di cui quello più settentrionale,
per l'eccezionale concrezionamento e per la vastità
degli ambienti, ospita un percorso turistico di circa
800 metri. Gli altri due rami, il mediano e quello
più meridionale, rappresentano invece i settori
ipogei più marcatamente speleologici sebbene
anche nel ramo meridionale vi sia un breve tratto
aperto al pubblico (lungo poco più di 100 metri).
Quest'ultimo ramo, detto anche Ramo della Sorgente,
è completamente attraversato da un corso d'acqua
perenne che, dopo un percorso di oltre 700 metri,
fuoriesce dall'ingresso della grotta. Qui una diga
di sbarramento delle acque ha innalzato il livello
idrico a tal punto da richiedere l'utilizzo di apposite
imbarcazioni per accedere alla cavità più
interna. Tali imbarcazioni sono attraccate ad una
lunga piattaforma artificiale su cui si erige una
piccola edicola sacra dedicata a San Michele Arcangelo.
Pertanto i primi
200 metri di grotta, completamente allagati, devono
essere necessariamente percorsi in barca fino a raggiungere
una sorta di snodo da cui imboccare differenti vie
sotterranee.

Tale snodo permette infatti di accedere sia al ramo
settentrionale turistico che a quello mediano, ma
anche, al di là di una rumorosa cascata, al
già citato Ramo della Sorgente. II ramo turistico
rappresenta il settore di cavità di più
pregevole aspetto estetico: maestosi gruppi stalatto
- stalagmitici adornano le pareti di grandi condotte
e, a tratti, il suolo è quasi completamente
invaso da splendide vaschette concrezionate colme
d'acqua.
La Grande Sala, maestoso ambiente sotterraneo alto
fino a 24 metri, introduce nell'ultimo settore di
grotta aperto al pubblico, che conduce infine alla
cosiddetta Sala delle Spugne, capolinea del percorso
turistico.

Da circa un ventennio la cavità,
in considerazione del sempre crescente afflusso turistico,
è stata dotata di un secondo ingresso che permette
ai visitatori di ritornare in superficie senza far
nuovamente ricorso alle barche con le quali si entra.
II nuovo percorso, ricco di contorte e tozze stalattiti,
conclude la visita al sistema sotterraneo che, con
il suo sviluppo complessivo di circa 3.000 metri,
si pone in un posto di tutto riguardo fra le più
estese cavità attualmente note in Campania.
Le Grotte dell'Angelo rivestono notevole interesse,
oltre che dal punto di vista strettamente naturalistico
e speleologico, anche sotto il profilo storico archeologico.
Le prime ricerche archeologiche condotte
nella cavità, effettuate da P. Carucci e G.
Patroni a cavallo fra Ottocento e Novecento, permisero
di riconoscere una frequentazione umana molto antica
degli ambienti sotterranei, riferibile soprattutto
alla media età del Bronzo, ma proseguita poi
sino in epoca ellenistico - romana. Gli scavi nella
grotta consentirono di recuperare una notevole quantità
di reperti, soprattutto vasi in ceramica, ma anche
manufatti in pietra, osso e metallo. Grazie a particolarissime
condizioni di conservazione in ambiente umido, inoltre,
i primi scavatori individuarono a differenti profondità
alcune strutture lignee interpretate come resti di
passerelle e palafitte, una peculiarità, quest'ultima,
che distingue le Grotte dell'Angelo come uno fra i
più importanti siti dell'intera penisola per
la conoscenza della più recente preistoria
italiana.

ORARIO VISITE
Estivo 09.00 - 19.00
Invernale 09.00 - 16.00
Prenotazioni e prezzi al numero tel. 0975397037
Lo scritto e le foto sono state estratte da un depliant
illustrativo.