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    JOE PETROSINO
    CASA - MUSEO

    Gli itinerari varieggiati di PADULA, elencati in queste pagine, sono tutti di facile esecuzione, raggiungibili in treno, con l'autobus o in auto, alcuni si eseguono in pochi minuti quindi programmare il tempo che si ha, cosa si vuole visitare e ed i luoghi dove riposare, mangiare, dormire o fare shopping.

    Elenco aree Itinerari
    Caratteristiche
    Lunghezza Percorso interno
    km.
    1
    Tempo di percorrenza
    ore
    2.00
    Quota s/lm.
    m.
    690
    Difficoltà incontrate
    -
    Facile
    Periodo consigliato
    M.
    Sempre



    Descrizioni

    La casa natale

    In questa casa il 30 agosto 1860, nacque Giuseppe Petrosino.

     

    - Tra queste mura il piccolo Giuseppe visse fino a 13 anni, quando nel 1873 insieme al padre Prospero, sarto, e a tutta la famiglia "parti per l'America".
    - Questo caso di "ordinaria emigrazione" determinò il destino di Giuseppe che sarebbe diventato, poi, il grande, leggendario Joe, il poliziotto più famoso d'America.
    - In questa casa continuarono a vivere fino ai nostri giorni i parenti di Giuseppe: fratello, nipoti, pronipote. E tutti furono fedeli custodi di questi ambienti che, attraverso varie generazioni, hanno conservato la memoria di quegli anni, nel susseguirsi delle molte partenze e dei pochi ritorni legati al sogno dell'emigrazione.
    - La disposizione della casa, costruita nel 1768 poi ampliata net 1834, gli arredi, gli oggetti, ci sono pervenuti quasi intatti. Qui vive la vicenda della grande emigrazione meridionale che si è dipanata dall'ultimo '800 fino ai primi del '900.
    - Nel corso di questo periodo, le mutate condizioni della vita hanno comportato lievi trasformazioni che non hanno per nulla falsato la genuità di questa testimonianza. Anzi.....
    - L'introduzione della luce elettrica, oppure i nuovi mobili "liberty" della sala da pranzo, acquistati da nonno Michele, ultimo fratello di Joe, che ritornava a casa col piccolo gruzzolo risparmiato negli Stati Uniti, diventano capitoli assai significativi della storia dell'emigrazione meridionale. Proprio attraverso la "visualizzazione e la reificazione" del nuovo benessere l'emigrante di ritorno dimostrava ai compaesani rimasti a casa, l'orgoglio di non essere partito invano: la luce elettrica, i nuovi mobili, l'orologio e la catena d'oro, lo stesso modo di vestire, diventavano un'esplicita dichiarazione di successo. Ecco perchè questa casa natale di Joe Petrosino, oltre al valore di documentazione storica legata al personaggio, può essere considerata una significativa e forse unica testimonianza della tipica casa degli emigranti di quegli anni: gli oggetti della loro esistenza, le loro abitudini, gli strumenti del loro lavoro, i bagagli delle loro partenze, si sono magicamente conservati tra queste mura, grazie soprattutto alla vigilante attenzione delta signora Gilda Petrosino, nipote di Joe, che qui abitò fino al 1997, anno delta sua scomparsa. Allora ci si accorse di quanto fosse stata importante la sua determinazione nel "non buttare mai niente" proprio per conservare intatta la memoria del grande zio. E proprio in quel pozzo della memoria che era il "magazzino della signora Gilda", sono stati ritrovati molti degli oggetti legati sia all'infanzia di Joe, sia agli infiniti distacchi di tutti gli altri familiari che prima di partire per "!America" rivolgevano un ultimo sguardo di addio alle mura domestiche.
    - Un passato che non poteva e non doveva sparire.
    - Lo capi per primo Nino Melito, figlio delta signora Gilda e orgoglioso pronipote di Joe Petrosino, attento custode di questa preziosa documentazione sulla vita del grande poliziotto e sulla storia dell'emigrazione meridionale.
    - E stato lui che ha curate con rigorosa fermezza la conservazione di questo straordinario patrimonio culturale, selezionando con vigilante attenzione l'autenticità dei reperti nonchè indicando il loro esatto posizionamento secondo il contesto originario.
    - Per il Comune di Padula che, unitamente alla Regione Campania, ha contribuito alla realizzazione di questa casa-Museo, essa rappresenta un doveroso contributo nella lettura della storia dell'emigrazione e nell'attualizzazione delta vicenda dell'eroe Petrosino, che intuì la gravità del fenomeno mafioso, pagando con la vita la scoperta di assassini e mandanti dei primi delitti di mafia.
    - Una storia di crimine e di sangue che da allora non si è mai interrotta e che tanti danni arreca, ancora oggi, alla nostra società civile.

     

     



    Vita di un detective

     


    GIUSEPPE PETROSINO (detto Joe) nacque a Padula (SA) il 30 agosto 1860. Emigrò, giovanissimo, nel 1873 alla volta di New York col padre Prospero, sarto, e l'intera famiglia composta dalla madre, da due sorelle e da tre fratelli. In un primo momento, quale primo figlio, si adattò a tutti i mestieri al fine di non gravare sul bilancio familiare; studio la lingua inglese, frequentando corsi serali, ed il 19 ottobre 1883 si arruolò nella polizia di New York, indossando l'uniforme da poliziotto portante sul petto una placca d'argento col numero 285. Dopo un breve periodo di rodaggio come agente di pattuglia nella Tredicesima Avenue, cominciò a scalare i gradini della gerarchia, imponendosi a tutti per i suoi sistemi di lavoro che si ispirarono a passione per il mestiere, grande fiuto, intelligenza, senso di responsabilità, alta professionalità. Il suo grande sogno e scopo della vita fu uno solo: sconfiggere la mafia, allora contraddistinta col nome di "Mano Nera". Sposato, con una figlia, compì imprese leggendarie e meritorie, guadagnandosi persino la stima del Presidente degli Stati Uniti, di cui era grande amico e dal quale aveva grandissima considerazione. A trent'anni, promosso detective, passò al servizio investigativo; nel 1895 è il Presidente Roosvelt in persona a nominarlo Sergente e nel 1905, con la promozione a Tenente, gli viene affidato il comando dell'Italian Legion cioè gruppi di agenti italiani, a suo giudizio indispensabili, per combattere la "Mano Nera". Dichiarò guerra ed assicurò alla giustizia boss di alto calibro, che nessun corpo di polizia era mai riuscito a prendere, con imprese funambolesche e leggendarie, proponendosi in modo intelligente e determinato, senza mai compromettersi a nessun livello. La sua arma segreta furono i travestimenti, che gli consentirono di vivere più da vicino il complesso mondo della mafia. A lui solo viene attribuita la grande intuizione di aver capito che la mafia, in New York, aveva le sue radici in Sicilia, tant'è vero che intraprese un viaggio in Italia, diretto appunto in Sicilia, per infliggerle il colpo mortale. Fu ricevuto dal Presidente del Consiglio Giolitti dal quale ricevette in regalo un orologio d'oro e dopo essersi fermato per qualche giorno a Padula nella sua casa natale ove c'era il fratello Michele rimpatriato, partì alla volta della Sicilia. Avviò un grosso lavoro che l'avrebbe portato a sconfiggere definitivamente la mafia, ma la sera del 12 marzo 1909, nella piazza Marina di Palermo, fu raggiunto da quattro colpi di rivoltella che lo fecero crollare, ucciso, al suolo.
    Morì da soldato, nel compimento del suo dovere, colpito alle spalle, al buio, a tradimento da una mano assassina che fermò il cammino del più forte e coraggioso poliziotto di tutti i tempi.


    Testi in italiano dal depliant illustrativo.

    Prenotazioni, prezzi ed orari al numero tel. 0975


     
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