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  • ... dove tutto è vicino facile bello.



    CARLO PISACANE
    Bozzetto del pittore Pasquale Gallo in ricordo del 1° centenario della spedizione di Sapri.
    .

    OSSARIO dei TRECENTO

    Gli itinerari varieggiati di PADULA, elencati in queste pagine, sono tutti di facile esecuzione, raggiungibili in treno, con l'autobus o in auto, alcuni si eseguono in pochi minuti quindi programmare il tempo che si ha, cosa si vuole visitare e ed i luoghi dove riposare, mangiare, dormire o fare shopping.

    Elenco aree Itinerari
    Caratteristiche
    Lunghezza Percorso interno
    km.
    0
    Tempo di percorrenza
    ore
    1.00
    Quota s/lm.
    m.
    650
    Difficoltà incontrate
    -
    Facile
    Periodo consigliato
    M.
    Sempre



    Descrizioni dei luoghi e delle persone che hanno con la vita pagato per fare quest'Italia.

    Aveva cinque anni il ragazzino che da grande scoprì Cosilinum, quando davanti alla sua casa passava Carlo ed i suoi Trecento. Aveva cinque anni quando assistette dal balcone la sepoltura in una fossa comune dei 59 compagni di Pisacane caduti. Era un pò più grandicello quando scese fino alla via consolare per assistere al passaggio dei Garibaldini che risalivano liberandola la penisola, era li quando si fermò una carrozza dalla quale si affaccio Giuseppe l'eroe dei due mondi per farsi insegnare il luogo dove era avvenuto lo scontro che fece capitolare i suoi predecessori.

    - I TRECENTO DI PISACANE A PADULA --

    Questa curiosa leggenda e stata tramandata, da padre in figlio, tra I'umile gente a Padula.
    Quando i "rivoltosi" (quest'appellativo fu dato ai Trecento di Pisacane) giunsero a Padula, nella serata del 30 giugno 1857, apparve loro "mezza calzetta" (così i padulesi chiamavano S. Michele, il santo Patrono ), dicendo: <<Tornate indietro. Vi uccideranno".
    Questa leggenda, come tutte le fiabe nate dalla fantasia popolare, ha un particolare significato profetico per I'epilogo di quella che può ben definirsi I'eroica follia di Carlo Pisacane, precursore di Garibaldi, e di questi più grande, perche con la sua sfortunata impresa, gettò il seme nelle coscienze italiane dell'unità nazionale.
    II motivo predominante che indusse Pisacane a dirigersi, dopo la delusione subita a Sapri, verso Padula fu la speranza di trovarvi ad attenderlo Antonio Santelmo ed il sacerdote Vincenzo Padula (in seguito eroi dei "Mille').
    La costante propaganda di redenzione, condotta per anni da questi due ardenti liberali, si era imposta oltre i confini di Padula, sino a raggiungere, messaggera di libertà e rivolta contro il dominio borbonico, i limitrofi paesi e la forte, generosa terra Cilentana.
    Ma il destino fu avverso al biondo eroe di Sapri, infatti il Santelmo ed il Padula, unici amici sui quali poteva fare sicuro affidamento, erano il 30 giugno assenti. II primo nascosto nel Cilento per sfuggire alla cattura da parte dei borboni, ed il secondo detenuto nel carcere di Salerno. Perciò quando Pisacane giunse a Padula restò assai deluso per la glaciale, abulica accoglienza di alcuni notabili del luogo; trovò che nessun piano era stato precedentemente coordinato e questo grave errore fu la causa principale dell'insuccesso.
    Egli aveva a lungo pensato e creduto che a Padula avrebbe trovato molte persone disposte ad assecondare i suoi disegni militari, che si proponevano soprattutto di iniziare da qui i moti insurrezionali.
    Grazie al forte carattere di rivoluzionario e patriota, non si scoraggiò e, convinto che le grandi idee per trionfare hanno bisogno del supremo sacrificio, decise subito I'azione strategica da condurre, disponendo parte dei suoi uomini sul colle di S. Canione ed altri, alla spicciolata, in diversi punti della via Costa. In tal modo pensava di poter dominare facilmente ogni tentativo di offesa o resistenza dei gendarmi borbonici. Ma era ignaro del tradimento perpetrato ai suoi danni da tal Biase Grizzuti di Sala Consilina il quale, liberale prima indossò dopo per paura e viltà la divisa borbonica, rivelando al Comandante del Presidio borbonico di Sala, Colonnello Ghio, il piano strategico della spedizione. Le guardie urbane di Padula, oltre una sessantina, dopo il tradimento dei Grizzuti, ebbero ordine dal giudice regio locale, ligio ai Borboni, di sorvegliare i movimenti dei "rivoltosi".
    Nel frattempo la cavalleria borbonica, dopo avere oltrepassato con molta circospezione Ia montagna S. Michele di Sala, si avvicina lentamente alle spalle dei Trecento. Un banale incidente segnò I'inizio della tragedia.
    Una guardia urbana, appostata a poche centinaia dì metri dalla colonna dei Pisacane, vedendo fuggire una lepre, sparò un colpo di fucile per ucciderla.
    Le sentinelle della Spedizione, pensando che il colpo fosse stato sparato contro di loro, gridarono ai compagni di contraccare. II fuoco, sebbene lentamente, durò circa due ore e il Pisacane, credendo amiche le guardie urbane, intervenne per ordinare una tregua. E fu la fine. Perchè i Borbonici dei Colonnello Ghio, piombarono loro addosso da tutte le parti, Ii strinsero in un cerchio di fuoco. Il primo a cadere, mortalmente ferito, fu Ludovico dei Conti Negroni di Orvieto. Poi la fiumana borbonica si riverso sui Trecento animosi e li travolse, costringendo i superstiti a lasciare il terreno disseminato di cadaveri.
    Con una poesia, " La Spigolatrice di Sapri " Luigi Mercantini alcuni anni dopo, rievocò quel fatale giorno (1° luglio 1857) .
    I resti dei 59 caduti nella infausta giornata dei 1 luglio 1857 furono dignitosamente sistemati nella Chiesa dell'Annunziata a cura dell'Amministrazione Comunale di Padula.


    Un invito.
    Una sosta, anche se breve, dinanzi all'Ossario non sarà superflua per il distratto turista in cerca dì evasioni. Pisacane avrebbe voluto immolare la vita a Padula. Però alcuni fidati compagni lo costrinsero ad allontanarsi dal luogo della tragedia e lo misero in salvo, facendolo guidare da un servo del Sindaco Felice Romano.
    Appena giunto fuori dell'abitato, guardando con occhi mesti le case di Padula, rivolto agli amici Nicotera e Falcone, disse: "Abbiamo qui compiuto il nostro dovere; ora cerchiamo di penetrare nel Cilento. Se andrà fallito anche questo secondo tentativo, morremo da forti".
    Il giorno dopo, 2 luglio, fu barbaramente ucciso a Sanza dalIa plebe inferocita, armata di randelli, falcetti, archibugi e forbici, ed il suo corpo fu bruciato insieme a ventisette caduti nel Vallone dei Diavoli.
    II sublime esempio di abnegazione del grande patriota napoletano dovrebbe essere sempre presente nelle menti di certi rivoluzionari nostrani, i quali, per il più banale contrasto di idee od opinioni, svillaneggiano i propri compagni, diventandone perfidi nemici e rendendo impossibile ogni saggia opera di collaborazione, con grave danno per la collettività.


    Lettera al fratello.
    Enrichetta Di Lorenzo, la sventurata, dolce compagna del Martire, pochi giorni prima della partenza di questa verso la morte così scrisse al fratello dell'eroe, Filippo: "Mentre I'anno scorso eravamo a Londra i Mezzi di sussistenza cominciavano a mancare, la mia salute era molto male andata a causa dell'orribile clima, fu necessità risolverci di ritornare, io in Napoli, e Carlo andare a vivere in Isvizzara ... Carlo mi accompagnò in Genova, sotto il finto nome di una inglese, ma giunta costì la mia famiglia mi scrisse che il vostro "augusto sovrano" mi interdiceva I'entrata nel suo regno, perchè io ero stata in Roma, a Velletri per porgere il debole conforto ch'era in me agli infelici feriti, sia napoletani che romani ... d'altronde Carlo ha chiesto al governo piemontese di stabilirsi in Genova, ma gli è stato negato perchè lo credono troppo repubblicano>>. Queste sono le grandi colpe dì Carlo Pisacane: avere desiderato I'Italia unita e repubblicana, averla amata sino al martirio.

    Conclusioni dello scrittore Alliegro.
    Noi posteri, irriverenti e di corta memoria, non dimentichiamo il suo monito, se vogliamo che I'Italia progredisca nel bene, nella legalità e nella giustizia: "Quel popolo che, abbattuta la tirannide, vuol essere nuovamente quel che fu un tempo, mostra che non è maturo per la libertà, non ne è ancora degno; per sorgere a nuova vita, è d'uopo che si spenga fin I'ultima eco dei passato"

     

    -

    In ricordo i cittadini di Padula posero.

    _____________________________________________

    Vita di un eroe

    Avventura - Testamento - Poesia

    Studio e ricerche di ragazzi della scuola media di padula. III Media - Anno 2003 -
    Reso libero per ogni uso.

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