Descrizioni
Lasciata l'autostrada SA - RC all'uscita
di Padula si percorre la statale n.19 fino all'incrocio
con la strada Provinciale 571 che conduce a MONTE
SAN GIACOMO, raggiunto il paese una nutrita cartellonistica
indica la strada per raggiungere la grotta.
La grotta dei Vallicelli si apre alle
pendici del Monte Cervati, a 1200 metri di quota,
a pochi chilometri dal centro abitato di Monte San
Giacomo.
La scoperta del suo deposito preistorico dello spessore
di diversi metri e avvenuta nel luglio 1999, nel corso
delle ricognizioni effettuate dalla Cattedra di Paletnologia
dell'Università di Napoli "Federico II".
Il rinvenimento in superficie di alcuni frammenti
di ceramica di impasto, attribuibili all'età
del Bronzo, suggerì l'apertura di un sondaggio
di limitata estensione, e di un successivo scavo che
venne condotto nel luglio del 2000.
La porzione superiore della sequenza stratigrafica
finora individuata e caratterizzata da un deposito
di circa 40 cm. di spessore di terreno scuro, misto
relativamente ad abbondante pietrisco e blocchi di
frana, in cui sono stati rinvenuti materiali fittili
di impasto e numerosi strumenti di selce riferibili
all'età del Bronzo antico e medio, all'Eneolitico
e ad una facies del Neolitico medio.
Al di sotto di questo livello si trova un deposito
argilloso, privo di pietrisco, riferibile alla fine
del Pleistocene superiore. In esso e conservata, con
frequenza crescente verso la sua porzione inferiore,
abbondante industria litica riferibile ad un Musteriano
di tecnica Levallois, insieme a resti di fauna (denti
e frammenti di ossa lunghe intenzionalmente fratturate
per l'estrazione del midollo), rappresentata soprattutto
da capriolo e cervo. La serie olocenica si collega,
con i suoi materiali più tardi, ai resti del
Bronzo antico e medio della vicina grotta del Pino
nel Comune di Sassano, mentre i materiali riferibili
al Neolitico prolungano ad epoche assai più
antiche le testimonianze di presenza umana in quest'area
del Parco del Cilento, fino ad una altitudine raramente
interessata, in altre parti d'Italia, da una simile
evidenza archeologica.
La presenza di ossidiana indica inoltre una ramificazione
dei contatti tra aree interne e costiere di questa
parte dell'Italia centrale, assai più intensa
di quanto finora presumibile. Altrettanto si può
dire per il complesso Musteriano rinvenuto nel deposito
pleistocenico, che rappresenta finora la prima segnalazione,
nel versante più orientale del Parco, di industrie
in stratigrafia e associate ad un contesto aleontologico,
riferibili al Paleolitico medio.
L'insieme e attribuibile, soprattutto in considerazione
della quota piuttosto alta alla quale si apre la cavità,
ad una fase relativamente temperata del Wurm antico.
Tra circa 50.000 e 40.000 anni fa.
Testo tratto dall'opuscolo pubblicato dal PARCO NAZIONALE
DEL CILENTO e VALLO DI DIANO.