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  • ... il Cilento:


    L'Italia delle alluvioni

      Dalle statistiche degli ultimi 50 anni si evince che l'Italia si è aggiudicato (e difende da 25 anni) il triste primato europeo per il più alto numero di morti per alluvioni.

      Calabria, 22/10/1951.
      Un centinaio di morti.

      Polesine, 14/11/1951.
      Il Po sommerge 2/3 della provincia di Rovigo, 89 i morti.

      Salerno, 26/10/1954.
      La forte perturbazione che investì Salerno ed alcuni paesi della costiera Amalfitana causò più di 300 morti.

      Vajont, 09/10/1963.
      Il cedimento di un costone di montagna fece traboccare dalla diga 25 milioni di metricubi d'acqua che spazzo via 5 paesi, causando circa 2000 morti.

      Firenze, 4/11/1966.
      L'Arno con il suo straripamento causa 35 morti.

      Piemonte, 03/11/1968.
      Un'alluvione colpisce il Biellese causando 60 morti.

      Piemonte, 09/08/78.
      Un'alluvione in Val d'Ossola causa 18 morti.

      Trentino, 18/07/1985.
      Lo scoppio della diga in terra distrusse il paese di Stava e causò 268 morti.

      Valtellina, 18/07/1987.
      Frane e straripamenti trovolgono circa 60 paesi, i morti furono 53.

      Toscana, 16/11/1991.
      Straripano l'Ombrone e il Bisenzio, ingenti furono i danni.

      Liguria, 22/09/1992.
      Il nubifragio che colpi per giorni la costa ligure causò 5 morti.

      Piemonte, 5-6/11/94.
      Oltre le 63 vittime 10.000 furono i senzatetto.

      Campania, 05/05/98.
      Il fango che investì la valle del Sarno causò 147 morti.

      Calabbria, 11/09/2000.
      La furia delle acque investì a Soverato un campeggio causando 12 morti.

      Piemonte, 14/10/2000.
      Furono travolti paesi e città del piemonte e della valle d'Aosta, 40 furono i morti.

      Sardegna. Gennaio 05.




    ... dove i terreni franosi possono causare preoccupazioni.




    ULTIME ALLUVIONI
    1881 - 1840 - 1839
    Da ricordi tramandati e notizie scritte nell'Archivio Storico di Salerno

    Certosa di Padula
    Patrimonio Mondiale dell'Umanità

     

    Forse era così il cielo quando, . . .
    "Il torrente Fabbricato che lambe le falde della collina di Padula a sud sud-est di Padula, avendo da più anni minacciato di invadere il territorio con significantissimi danni, finalmente ha portato lo sterminio e la desolazione.
    Mercoledì 27 ottobre del 1839, l'atmosfera pregna oltremodo di vapori vescicolari proruppe in dirotta pioggia, che dalla notte antecedente per tutto il mattino sino alle due pomeridiane non instancarono mai. A quest'ora un vento sciroccale incominciò a spirare con veemenza in nugoli che imbottiti dei contrari venti o per la ricorrenza dei circostanti monti si ammassarono a segno che, precipitati al piano, sottoforma di densa nebbia, avvolsero nel buio la tempestata natura, congiungendo gli inferociti elementi. La folgore che di tratto in tratto solcava per tutte le direzioni la massa vaporosa la sciolse in orribile dirotta pioggia. Le acque in un tratto penetrarono da per ogni dove e non vi fu casa che non vi rimanesse inondata. Raccolte poscia nella fiancheggiante sottoposta valle, si fecero strada e la valle medesima si vide angusta per contenerne il volume. Enormi macigni, quercie annose, galleggianti nella piana cozzano tra loro e minacciano di ingoiare piu edifici e farli crollare scotendoli dalle fondamenta. Il ponte detto di Santa Domenica che apre la comunicazione con un braccio dell'abitato di Padula, in breve tratto rimane pressochè ostruito. Giunto il torrente devastatore sul piano rompe l'ala dritta della diga che i deboli sforzi dei padri della Real Certosa avevano costruito. Rigoglioso e spumante si gitta in una delle piu grandi osterie del paese, ove si ricoveravano molti passeggeri, ne strappa la scalinata costruita oltre la soglia d'ingresso, urta la torre che le serve da baluardo e fa temere di farla preda delle onde. I magazzini, le stalle sono ripiene dalle acque e sepolte sotto le ghiaie e dai macigni e buona parte delle merci vengono portate a discrezione della corrente. Si spalanca e sbarra il portone ferrato della casa monastica certosina. Le onde frementi si sollevano sino alla volta e come da una cataratta precipitano nel vasto cortile che ne rimane inondato. I piani terranei, il gran cellaio e quanto mai vi si offre innanzi vennero del pari inondati. E attraverso il cortile al chiuso che serve di delizia alla casa religiosa si fanno strada piu tronchi spinti dalla bufera i quali abbatterono e rovesciarono il muro, aprendosi l'uscita nel lato opposto. L' altra parte del torrente segue il suo retto cammino e gittò immensa quantità di materiale lungo tutto il suo corso. La strada rotabile che mena alla consolare e che da piu anni gli serve di retto, ne rimane all'intutto sepolta. Finalmente aprendosi l'uscita su i più belli e feroci servitori dell'agro di Padula vi porta lo squallore e la distruzione". ( da Archivio Storico di Salerno )

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    Gli effetti di queste alluvioni che hanno accumulato dodici milioni di metri cubi di materiali, fino all'altezza del tetto della Certosa, sono ed erano ancora meglio visibili, quando il portone ed il cortile non erano stati liberati dal fango e dalla ghiaia, per creare un imbuto di raccolta e convogliamento. ( vedi ! )

    _________________________


    Con la Vostra adesione a piantare un albero di pino domestico, con l'augurio che diventi subito grande e forte in modo che adempia ai suoi compiti di proteggere e trattenere il terreno che in altri tempi se smosso causando paure e danni, avrete dato il vostro contributo a mantenere integro un Monumento, ed avrete aiutato gli Enti Cultori dell'Arte Storica che stanno facendo tanto affinchè conservi il suo posto tra i "Patrimoni dell'Umanità".

     

     

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    parola di
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