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ULTIME ALLUVIONI
Da ricordi tramandati e notizie scritte nell'Archivio Storico di
Salerno
Certosa di Padula
Patrimonio Mondiale dell'Umanità
Forse era così il cielo quando, . . .
"Il torrente
Fabbricato che lambe le falde della collina di Padula a sud sud-est
di Padula, avendo da più anni minacciato di invadere il territorio
con significantissimi danni, finalmente ha portato lo sterminio
e la desolazione.
Mercoledì 27 ottobre del 1839, l'atmosfera pregna oltremodo
di vapori vescicolari proruppe in dirotta pioggia, che dalla notte
antecedente per tutto il mattino sino alle due pomeridiane non instancarono
mai. A quest'ora un vento sciroccale incominciò a spirare
con veemenza in nugoli che imbottiti dei contrari venti o per la
ricorrenza dei circostanti monti si ammassarono a segno che, precipitati
al piano, sottoforma di densa nebbia, avvolsero nel buio la tempestata
natura, congiungendo gli inferociti elementi. La folgore che di
tratto in tratto solcava per tutte le direzioni la massa vaporosa
la sciolse in orribile dirotta pioggia. Le acque in un tratto penetrarono
da per ogni dove e non vi fu casa che non vi rimanesse inondata.
Raccolte poscia nella fiancheggiante sottoposta valle, si fecero
strada e la valle medesima si vide angusta per contenerne il volume.
Enormi macigni, quercie annose, galleggianti nella piana cozzano
tra loro e minacciano di ingoiare piu edifici e farli crollare scotendoli
dalle fondamenta. Il ponte detto di Santa Domenica che apre la comunicazione
con un braccio dell'abitato di Padula, in breve tratto rimane pressochè
ostruito. Giunto il torrente devastatore sul piano rompe l'ala dritta
della diga che i deboli sforzi dei padri della Real Certosa avevano
costruito. Rigoglioso e spumante si gitta in una delle piu grandi
osterie del paese, ove si ricoveravano molti passeggeri, ne strappa
la scalinata costruita oltre la soglia d'ingresso, urta la torre
che le serve da baluardo e fa temere di farla preda delle onde.
I magazzini, le stalle sono ripiene dalle acque e sepolte sotto
le ghiaie e dai macigni e buona parte delle merci vengono portate
a discrezione della corrente. Si spalanca e sbarra il portone ferrato
della casa monastica certosina. Le onde frementi si sollevano sino
alla volta e come da una cataratta precipitano nel vasto cortile
che ne rimane inondato. I piani terranei, il gran cellaio e quanto
mai vi si offre innanzi vennero del pari inondati. E attraverso
il cortile al chiuso che serve di delizia alla casa religiosa si
fanno strada piu tronchi spinti dalla bufera i quali abbatterono
e rovesciarono il muro, aprendosi l'uscita nel lato opposto. L'
altra parte del torrente segue il suo retto cammino e gittò
immensa quantità di materiale lungo tutto il suo corso. La
strada rotabile che mena alla consolare e che da piu anni gli serve
di retto, ne rimane all'intutto sepolta. Finalmente aprendosi l'uscita
su i più belli e feroci servitori dell'agro di Padula vi
porta lo squallore e la distruzione". ( da Archivio
Storico di Salerno )
Gli effetti di queste alluvioni che hanno accumulato dodici milioni
di metri cubi di materiali (venticinque nel Vajont), fino all'altezza
del tetto della Certosa, sono ed erano ancora meglio visibili, quando
il portone ed il cortile non erano stati liberati dal fango e dalla
ghiaia, per creare un imbuto di raccolta e convogliamento.
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