J. W. Goethe
IL GIOVANE SIGNORE
E
IL RUSCELLO DEL MULINO
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Il giovane signore
Dove mai, limpido ruscelletto,
così gaio, devi andare?
Tu con animo allegro, lieto,
corri a valle.
Cosa cerchi in fretta nella vallata?
Ascolta dunque, e parla!
Il ruscello
Giovane signore, ero un ruscelletto;
a forza
mi hanno preso, perché in fretta,
nella gora,
devo fluire verso il mulino a valle,
e sono sempre rapido e ricco di acque.
Il giovane signore
Al mulino ti affretti a andare
con animo sereno,
e non sai nel mio giovane sangue
quello che sento.
La bella mugnaia, amabile, ogni tanto,
verso te non volge lo sguardo?
Il ruscello
Lei apre gli scuri allo spuntare
del primo raggio,
e viene qui a bagnare
il suo volto amato.
Il suo petto è così turgido
e bianco;
per la fiamma della passione evaporo.
Il giovane signore
Se suscita fiamme d'amore
anche nelle acque,
chi ha carne e sangue come
potrà trovare pace?
Chi solo una volta l'ha vista,
ahimè, deve sempre seguirla.
Il ruscello
Allora mi slancio sulle ruote
scrosciando,
e ogni pala si volge
vorticando.
Da quando sfaccenda la bella ragazza,
più grande è anche il
vigore dell'acqua.
Il giovane signore
Povero te, non senti l'affanno,
come gli altri?
Si fa gioco di te e dice scherzando:
ora vattene!
Non trattiene anche te forse
con un soave sguardo d'amore?
Il ruscello
Mi è così greve, greve,
scorrere via
da questo luogo:
vado per i prati solo a fatica
lento e sinuoso;
e se fosse in mio potere,
rifarei la via del ritorno in breve.
Il giovane signore
Compagno delle mie pene amorose,
io parto, è l'ora;
tu sussurrerai un giorno forse
per la mia gioia.
Vai, dille sùbito e dille spesso
quello che vuole il ragazzo e spera
in silenzio.